Oggi 25 Novembre è la Giornata internazionale per l´eliminazione della violenza contro le donne. Ovviamente non è la unica giornata in cui occorre parlare della violenza sul genere femminile: questo è un argomento che dovrebbe essere affrontato in ogni momento, visto il numero incredibile di donne vittime di questo vero e proprio cancro sociale. Ma avere un giorno intero a livello mondiale dedicato a questo fomenta l´organizzazione di eventi su questo tema e la concentrazione dei media… ed un pó di pubblicità per le giuste cause fa sempre bene!

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Qui potete trovare il link al sito ufficiale della Giornata (è in inglese ma sono disponibili delle traduzioni in spagnolo, francese e arabo). Per quanto mi riguarda, ho deciso di fare la mia piccola parte oggi e dedico un post alla pratica della INFIBULAZIONE, uno dei temi della violenza sul genere femminile che è maggiormente connesso alla sessualità e che mi ha sempre indignato profondamente.

FGM

In realtà, parlare di infibulazione non é facile. Si pensa che sia un retaggio lontano e legato a credenze antiche che non fanno parte della nostra cultura. In realtà questa pratica é molto più vicina a noi di quanto crediamo. Ma andiamo con ordine.

Cosa si intende per infibulazione?

Il termine “infibulazione” deriva dalla parola latina “fibula” che indica la spilla utilizzata dai Romani per assicurare le vesti alla vita e alle spalle. Consiste nella sutura delle labbra vaginali, al fine di preservare la purezza (leggasi: verginità) nella donna. In un gruppo in cui si pratica l´infibulazione, una donna non infibulata non è considerata pura, non trova facilmente marito e rischia l´esclusione sociale. Inoltre, avere in famiglia una donna non infibulata è fonte di vergogna per i suoi membri.

Cosa comporta la pratica dell´infibulazione?

Questa mutilazione (è così che deve essere chiamata, dato che priva il corpo di parti importanti e vitali per l´insieme organico) viene spesso realizzata da un membro della famiglia, una santona locale o una levatrice, con mezzi di fortuna: aghi non sterilizzati, lamette, pezzi di vetro, eccetera. E, come si può facilmente intuire, queste condizioni igieniche precarie rendono altissima la probabilità di contrarre infezioni! In genere si pratica in età molto giovane, anche prima dei 6 anni. Durante l´infibulazione la bambina (immagino urlante) viene tenuta ferma e le vengono rimossi clitoride, piccole labbra e parte delle grandi labbra. La ferita viene poi chiusa con una cucitura rudimentale o per cauterizzazione. Viene lasciato aperto solo un forellino per permettere la fuoriuscita di urina e sangue mestruale. Il tutto, senza usare l´anestesia. Si, avete capito bene, si CUCE la vagina, come se si trattasse di un contenitore, e si toglie tutto il “superfluo”. Come il clitoride, una delle parti del corpo femminile più sensibili e piacevoli alla stimolazione! Una volta sposata, poi, dalla famiglia dello sposo viene controllata la sutura della vagina della sposa, a garanzia della sua purezza. Come si può immaginare, questa pratica rende il rapporto sessuale dolorosissimo, e complica molto il parto, a causa del tessuto cicatriziale che è poco elastico. Per non parlare poi dell´impatto psicologico: da bambine ci si vede lacerare parte del proprio corpo, e da adulte ci si trasforma in mero oggetto sessuale per il marito. Dulcis in fundo, secondo la tradizione dopo ogni parto si deve procedere ad una nuova infibulazione che riporti la donna al suo stato di purezza.

Dove si pratica?

Il continente in cui essa si pratica è principalmente quello africano ed i Paesi col più alto tasso di infibulazione sono Somalia (98%), Sudan (98%), Egitto (95%), Sierra Leone (90%), Gibuti (90%), Gambia (60%), Liberia (60%). E poi si pratica in Etiopia, Eritrea, Mali, Camerun, Repubblica araba unita, Nigeria, Mauritania Ghana, Guinea… In questi Paesi un uomo si ritiene che debba contrarre matrimonio con una donna materialmente casta. Se poi la donna non prova desiderio verso il marito o non prova piacere durante il sesso, questo non é ritenuto importante. Ma se si pensa che il problema sia lontano dai nostri occhi (e quindi dai nostri cuori) ci si sbaglia. Le migrazioni hanno infatti portato in Italia un gran numero di donne e bambine infibulate nel loro Paese d’origine. E sembrerebbe che la Lombardia sia la regione che presenta il maggior numero di casi di donne infibulate. Ciò a portato alla creazione in questa (ed altre) regioni a prevedere strutture sanitarie dove è possibile la deinfibulazione, ovvero la riapertura della ferita originaria e la ricostruzione dei tessuti mutilati. Nel grafico qui sotto c´è una rappresentazione della situazione del 2012. Per informazioni più dettagliate, andate qui.

africa fgm

Cosa si sta facendo per sconfiggerla?

In Italia c´é una legge del 2006 che vieta ogni forma di mutilazione e che prevede l’arresto fino a 12 anni per parenti o personale sanitario che pratichi questa mutilazione. Nel nostro Paese non è quindi possibile effettuare l’infibulazione sotto controllo medico, ma la domanda ha permesso la creazione di ambulatori clandestini a pagamento che ovviamente non danno nessun tipo di garanzia alle pazienti o alla famiglia. Ma anche in Paesi in cui la tradizione resta vivissima, come in Egitto, la pratica è stata recentemente messa al bando. Tuttavia la credenza popolare e la tradizione continuano a sostenerne la pratica, anche contro la legge. E´ quindi fondamentale continuare a parlare di questo tema e far conoscere tutti i problemi che può causare l´infibulazione durante tutto l´arco di vita di una donna. Solo in questo modo si può sperare di eliminare per sempre questa piaga dal nostro pianeta.

stopviolence

A presto!

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