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La copertina del libro in italiano, edito da Rizzoli nel 2007

Oggi vorrei parlarvi delle mie impressioni sulla graphic novel “Fun Home: a family tragicomic”. La prima edizione americana è apparsa nel 2006, riscuotendo subito un grandissimo successo, al punto che il New York Times ha deciso di inserirlo tra i migliori 100 libri dell’anno, ed il Times di Londra tra i primi 10. E´stato anche  nominato per altri premi e ed è stato addirittura trasposto in un musical a Broadway!

Devo essere sincera: ad una prima, veloce sfogliata, questo romanzo grafico non mi aveva entusiasmato. Questo è il motivo principale per cui ho tardato tanti anni prima di leggerlo. Le figure umane mi sembravano un po’ incerte, i volti ed i corpi non stilizzati a dovere ed il tratto che li dipinge troppo crudo, quasi spigoloso. Non che queste siano caratteristiche negative tout court, ma generalmente sono più attratta da stili di raffigurazione più morbidi ed astratti. In più, ho notato subito la scarsità delle tipiche espressioni emozionali nei volti delle personaggi dei fumetti, che a me piacciono tantissimo. Decenni e decenni di manga giapponesi ci hanno insegnato che i personaggi hanno facce che esprimono le emozioni in una maniera esagerata. fun home 5Pensiamo a quante volte abbiamo visto i caratteri dei nostri fumetti preferiti con sorrisi grandi come metà viso oppure gli occhi sgranati dalla sorpresa che escono addirittura fuori dai quadri stessi!
Credo che questo si debba al fatto che i visi dei personaggi debbano supplire in qualche modo a quella deprivazione sensoriale che noi viviamo mentre leggiamo il nostro fumetto. La posizione dei corpi ed i volti devono sostituire il dinamismo fatto di movimento e rumore che si hanno nei film, per esempio, ed accompagnare al meglio le parole scritte nelle nuvolette. È per questo che io incoscientemente mi aspetto da un fumetto che una frase inaspettata provochi occhi giganti. Oppure, una distorsione totale della linea del corpo e del viso se il personaggio viene preso da una improvvisa e grossa risata. Ed é proprio questo è ciò che Alison toglie ai propri personaggi.

La sua, del resto, è una storia vera. Le persone disegnate nel suo libro sono persone vere, con visi veri ed espressioni  vere. E dopo aver letto la sua graphic novel, davvero si ha l´impressione di essere stata con lei, a casa, a guardare la TV mentre la madre stirava o a spolverare qualche mobile della loro casa-museo. Se ci pensiamo bene, del resto, nella realtà la maggior parte del tempo lo passiamo concentrati a fare qualcosa ed il nostro volto é pensoso, o rilassata, ma comunque ha una espressione neutra…

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Una delle prime cose che ci racconta Alison è la ossessione paterna dell´aspetto fisico.

Anche il mix di colori che la Bechdel sceglie è abbastanza neutro: tutta la graphic novel è disegnata ad inchiostro nero, gli spazi bianchi sono ampi e l´unico colore utilizzato in tutto il libro è un verdino acquarellato piuttosto smorto. Tutta vita, insomma. Ma perché allora “Fun home” è il titolo di questa storia? Beh, ironia. Fine e cruda ironia. Perché il libro è la storia di una famiglia che poi tanto allegra non è. L´autrice Alison Bechdel ci racconta alcune vicende familiari vissute tra la sua infanzia e la prima età adulta. Nella prima parte del libro quello che più mi ha colpito è stata l’assoluta somiglianza dei ricordi della mia infanzia e della mia adolescenza con quelli della protagonista. Nonostante io ed Alison siamo state ragazzine in anni e paesi diversi (lei negli Stati Uniti degli anni ´70 e ´80, io in Italia negli anni ´90), mi sono totalmente ritrovata nei suoi ricordi. I giochi coi fratelli in aperta campagna, i travestimenti con le amiche, il sincero stupore verso alcuni comportamenti adulti. Era come leggere il racconto delle mie estati passate in campagna a giocare con le cugine. È sempre bello trovare uno spunto per ricordarci che la giovinezza ci accomuna tutti, non importa dove si nasca, che lingua si parli, cosa si mangi a colazione. Si è stati e si è tutti bambini, nessuno escluso, anche se in tantissime aree del Mondo essere bambini è una cosa che dura troppo poco, per colpa di povertà, violenza e guerre. Il tema centrale del libro sono le dinamiche interne della famiglia Bechdel, con attenzione particolare alla figura del padre. In particolare viene trattato lungamente il suo orientamento sessuale, che è bisessuale, e della sua certa tendenza ad essere attratto da ragazzi belli e giovani. Troppo giovani. Una realtà praticamente sconosciuta ad Alison fino all’età adulta.

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“Ma un marito ideale avrebbe fatto sesso con ragazzi adolescenti?”

Si é scritto abbastanza su questa graphic novel e sul fatto che sia stata una delle prime a portare in luce il tema della omosessualità in maniera tanto profonda, soprattutto se trasposta in un quadro familiare americano tradizionale. Tutto ciò è molto vero e concordo in pieno con l´importanza del tema dell´omosessualità nascosta nella società contemporanea e della figura del padre di Alison in questa narrazione. Quello che però penso sia la più grande riuscita dell´autrice è di descrivere il momento in cui lei stessa inizia a scoprire il proprio corpo e a conoscere i piaceri che da esso riesce ad ottenere. La nostra Alison non ha peli sulla lingua. O sulla matita, sarebbe meglio dire. E ci racconta con una grandissima abilità il misto di imbarazzo, sorpresa e umore piccato con cui lei affronta il Menarca (ovvero, il primo flusso mestruale).  La protagonista non ci nasconde niente sul grande evento, compresi copiosità e frequenza del flusso. Allo stesso tempo riesce a  trasmetterci un grandissimo senso di pudore, attraverso la cura nelle immagini e nella scelta narrativa delle parole.

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In Fun Home il connubio libri e sesso si ripete spesso.

Più avanti, Alison diventa grande e ci trasporta con delicata sincerità nelle sue  prime letture lesbiche, che va a ricercare in polverose biblioteche universitarie o in libreria. La sua identità comincia ad emergere, i suoi gusti sessuali prendono forma. La giovane ed inesperta Alison viene così guidata dalla Alison disegnatrice piano piano verso la consapevolezza della sua omosessualità, le sue prime esperienze di acchiappo, le sue avventure sessuali durante i pomeriggi al College, la sua curiosità nello scoprire nuovi piaceri. Una delle mie vignette preferite di tutto il libro raffigura una Alison  assorta nella lettura. Regge con la sua mano sinistra un libro, mentre la sua mano destra viene ritratta intenta in altre faccende, tra le gambe. E´una immagine bellissima, proprio perché così normale. Eppure sarà difficilissimo per voi trovare una rappresentazione simile in altri romanzi a fumetti (a meno che naturalmente non siano materiale considerato erotico). Quando poi ci introduce alla sua prima fidanzata, disegna con delicatezza delle scene in cui ha un bellissimo e quotidiano momento di piacere. Chiunque sia stato alle prese con un primo amore (uomo o donna non importa) riesce a rivedere se stesso in quell’istante, in cui per la prima volta con ci si stoccava, ci si scopriva. Così difficile da raccontare senza arrossire per la maggior parte di noi, e così facile e naturale per Alison. Se non è questo avere talento! E se ripensiamo alle nostre prime esperienze, alla scoperta del piacere, ci rendiamo conto ancora una volta che le differenze tra gli individui scemano, si confondono. C’erano poi così tante differenze tra i miei sogni di ragazzina ed i suoi? Ed i vostri? Questa graphic novel è intima, intimissima, in tutti i sensi. Vediamo Alison mettere  scena il proprio sviluppo come figlia e come donna.  E mi trovo in accordo con chi sostiene che questa è un romanzo grafico che riesce a trattare in maniera magistrale e come nessuno prima il tema della sessualità. Che poi i protagonisti in questo caso siano omosessuali e bisessuali, maschi e femminile, secondo me è una questione puramente secondaria e legata alla storia della Bechdel. In realtà però “Fun Home” parla di tutti noi, nessuno escluso.

Ah! C’è una breve intervista trovata su YouTube in cui l´autrice spiega tutti i passaggi con cui lei ha realizzato i suoi disegni. Vi consiglio di ascoltare la sua intervista (trovate il link qui). E´ sempre bello ascoltare gli artisti parlare del loro percorso creativo durante lo sviluppo di un progetto, soprattutto se è un progetto che porta a dei risultati tanto buoni.

Per saperne di piú:

Vi consiglio di leggere “Fun Home”, ovviamente!

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