In questi giorni si è parlato, riparlato e straparlato della campagna pubblicitaria per il Fertility Day, una giornata promossa dal Ministero della Salute e prevista per il prossimo 22 settembre 2016. Nel sito internet ad essa dedicato (che trovate qui, privo però delle suggestive immagini che hanno scatenato l´ira del Paese) si legge che “secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 15-20% delle coppie viene colpita da infertilità”, e che “anche nel nostro Paese, quasi una coppia su cinque ha problemi di infertilità, 20 anni fa era circa una su dieci”. Nel riquadro successivo invece si spiega che “le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) si utilizzano per aiutare le coppie in cui il concepimento non avviene spontaneamente e rappresentano un’opzione per il trattamento della sterilità”. Infertilità… sterilità… ma siamo sicuri che tutti sappiano esattamente di cosa stiamo parlando?

Piccola premessa: il mio approccio con questo Fertility Day non è stato esattamente dei più entusiasti. Sono rimasta letteralmente scioccata dalla bruttezza e dalla mediocrità della campagna. E la mia prima reazione emotiva è stata più o meno questa:

fertility-day
A volte, non esiste un modo di dirlo con le belle parole…

Quello che avrei dovuto aspettarmi era che il mio sdegno non si sarebbe fermato alle brutte foto ed agli slogans (francamente sessisti) ma che sarebbe dilagato a causa di contenuti e testi confusi ed imprecisi. Il perfetto corollario di una sintesi pubblicitaria deficitaria in tutti gli aspetti. Ma veniamo al punto.

Siamo infertili o siamo sterili? 

In poche parole: parliamo di infertilità quando nonostante la nostra naturale propensione alla riproduzione, non riusciamo a portare a termine una gravidanza, mentre si usa il termine sterilità per i casi in cui il concepimento proprio non avviene (si considera in genere un periodo di 12 mesi di rapporti non protetti). Questi due fenomeni sono diversi nella loro definizione, così come nella loro eziologia e nelle tecniche utilizzate per prevenirle o affrontarle.

Cosa ci rende infertili?

Il problema di fertilità è un problema effettivamente legato alla tendenza attuale a rimandare la nascita del primo figlio ad età considerate avanzate per il normale sviluppo sessuale della donna e dell´uomo.Con l´età,  gli ovuli di lei diminuiscono di numero e la produzione di spermatozoi peggiora in quantità e qualità. Il meccanismo comincia ad incepparsi, ed i problemi collaterali aumentano in probabilità e gravità. Ma perché succede questo? Il motivo principale è che allevare la prole (chi ha figli lo saprà bene) è una cosa estremamente demandante. Gravidanza compresa. Perciò il corpo preferisce riservare questa incombenza nella fase della nostra vita in cui siamo più prestanti dal punto di vista fisico, la giovinezza.

Quindi la Lorenzin ha ragione… siamo sterili perché invecchiamo! 

Ma l´invecchiamento non è l´unica causa di sterilità! Patologie a parte, una delle cause maggiori di sterilità (anche tra le coppie più giovani) è un livello di stress molto alto. Questa risposta fisiologica allo stress ha in realtà una grande utilità adattativa, forgiata dall´uomo per centinaia di migliaia di anni. Immaginate di essere un giovane homo sapiens in un periodo di siccità o carestia. Probabilmente non saltereste di gioia, ma anzi sareste piuttosto preoccupati ed amareggiati dalla cosa. La nascita di un figlio, poi, con i relativi costi di gravidanza, allattamento e nutrimento, potrebbe non aumentare molto le vostre chances di sopravvivenza! Il nostro corpo ha quindi imparato che i segnali di stress e le emozioni negative devono portare ad un meccanismo di inibizione del sistema nervoso parasimpatico, responsabile dell´eccitazione sessuale, così come della lubrificazione. Se non si è eccitati, non si fa (o non si dovrebbe) fare sesso, e quindi il rischio di procreare in un momento non opportuno è azzerato.

Io non vivo nella savana, ma in effetti sono un pó stressato…

Si, lo stress può venire da molte altre fonti che non sono una siccità o una carestia. Anche preoccupazioni economiche, incertezza lavorativa, aumento delle ore di impiego fanno la loro parte. Le alte aspettative sociali, di carriera o sentimentali possono alzare il nostro livello di ansia e quindi attivare in maniera anomala e cronica il nostro organismo. Come detto sopra, lo stress ha anche un cattivo effetto sulla vita sessuale di coppia, diminuendo il desiderio ed i meccanismi fisiologici ad esso legati. Ma insomma, perché sostengo che una cattiva campagna pubblicitaria per il Fertility Day può aumentare la nostra sterilità?

Principalmente, le critiche alla scorsa campagna si sono concentrate su:

  • l´utilizzo di immagini che si rivolgevano soprattutto alla donna, suggerendo così implicitamente che fosse lei la principale destinataria;
  • il riferimento ad un´irresponsabile tendenza a pensare che si possa scegliere in che momento della propria vita avere un figlio, utilizzando un ironico (?) riferimento all´attesa di una cicogna;
  • nessun riferimento alle possibili cause socioeconomiche che hanno portato negli ultimi 20 anni al ritardare le nascite, o ai possibili costi socioeconomici che il calo della natalità apporta al nostro Paese.

fertility-day-cicogna

Chiaro esempio di come NON affrontare il tema della scarsa natalità.

Se si dovesse sintetizzare tutta la campagna con una frase, suonerebbe più o meno così: “Donna, il tuo tempo per procreare è limitato quindi fai un figlio subito e senza tante storie“.

L´effetto di questo pensiero sulla donna e sulla sua immagine all´interno della coppia è disastroso. Se la società la addita come principale colpevole della “non procreazione”, la si può portare a sviluppare un sentimento di inadeguatezza, che aumenta lo stress percepito e diminuisce quindi in pratica la sua possibilità a procreare! Infatti, avere la sensazione di non aver ancora compiuto il proprio “dovere” sociale come donna porta ad un aumento dell´ansia, che è una emozione negativa strettamente legata al calo del desiderio nella donna. E se c´è calo di desiderio perché siamo angosciati, certo il corpo non si predispone a niente di buono… men che meno ad una gravidanza!

Ma non facciamo come il Ministero della Salute, non dimentichiamoci anche noi di lui! Infatti, le pressioni sociali alla procreazione hanno un effetto negativo anche sulla prestazione sessuale maschile (che diventa meccanica ed obbligata). Inoltre, diventare genitore in un momento in cui non ci si sente professionalmente, economicamente od emotivamente pronti è accompagnato un minore sentimento di compartecipazione all´esperienza parentale. Essere padre non é un dovere civile, ma un desiderio (che non tutti hanno).

Speriamo che in futuro il Ministero della Salute contempli in maniera più accorta ed egualitaria le sue scelte in campo di comunicazione, evitando atteggiamenti di stigmatizzazione sociale femminile che possono solo peggiorare il problema. A maggior ragione se l´argomento è così delicato e colpisce milioni di cittadini italiani nel profondo.

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